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Il
tartufo, cos'è ?
Il tartufo è un fungo ipogeo!
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Per fungo è
da intendersi l'insieme di molteplici filamenti sottilissimi
chiamati ife.
Questi filamenti in un certo periodo
dell'anno, se ci sono le condizioni ottimali, producono il loro corpo
fruttifero, il quale, dopo la maturazione, lascerà le sue spore (semi) per la riproduzione della
specie.
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Questi filamenti (funghi) possono dare vita a
corpi fruttiferi superiori (porcino galletto prataiolo) o sotterranei,
tartufi, terfezie ecc.
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Il corpo fruttifero del tartufo si
sviluppa a diverse profondità nel terreno, in prevalenza queste dipendono dalla specie
di tartufo visto che alcune specie prediligono terreni rocciosi ed altre
terreni più morbidi, profondi e sciolti. |
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Il
fungo è micorrizico e cioè il suo seme denominato spora, emette
le ife e se queste raggiungono con i suoi filamenti miceliali
gli apici radicali nudi della pianta superiore (albero) e
riesce a collegarsi a questo, avviene, tra i due,uno
scambio di sostanze nutrizionali, permettendo al fungo di
alimentarsi e quindi di vivere mentre per la pianta superiore si
ha ulteriore apporto di sostanze nutritive.
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Uno splendido tuber
magnatum Pico
Detto scambio di sostanze viene chiamato
simbiosi.
Dalla simbiosi i due ne traggono beneficio in quanto i
filamenti del tartufo cedono all'albero acqua e sali minerali mentre
l'albero cede al fungo ipogeo degli zuccheri che sono per la pianta superiore un surplus della sua
produzione.
La simbiosi non è mutualistica in quanto
l'albero non ha bisogno del tartufo per vivere mentre il contrario non permette
al fungo di vivere a lungo, crescere e dare i suoi corpi fruttiferi.
I rapporti nutrizionali possono avvenire,
anche a parecchi metri dalla pianta superiore, spesso anche al di fuori del
perimetro della chioma di quest'ultima quindi l'eventuale ricerca del tartufo
può estendersi anche a diversi metri (anche m.200) dal fusto o dalla chioma
dell'albero.
La zona interessata dai filamenti sotterranei
viene denominata Tartufaia.
Il
fungo e cioè i filamenti del tartufo, se vi sono le condizioni
ottimali, impiega dai quattro ai dodici anni prima di produrre
i suoi corpi fruttiferi.
Il
tempo di produzione dei corpi fruttiferi è in relazione alla
specie di albero e alla specie di tartufo, lievi variazioni
temporali sono dovute ad altri fattori, tra cui climatici
, le peculiarità del terreno e altri ancora sconosciuti.
La tartufaia può produrre singoli o
molteplici corpi fruttiferi e può essere di una superficie che va da pochi
centimetri quadrati a parecchi decine di metri, tartufaie contigue possono
interessare zone vastissime.
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La tartufaia,
per alcune specie di tartufi neri, è facilmente riconoscibile
in quanto il fungo emana delle sostanze che limitano o eliminano
la crescita della vegetazione sovrastante quindi, la chiazza
denominata: bruciata; pianello; cava, ci fa individuare la
zona di ricerca. |
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Notate
la mancanza di vegetazione sulla tartufaia di tartufi estivi (tuber aestivum
Vitt) dove Chira sta cercando di
individuare il tartufo
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| Nella tartufaia di tuber melanosporum Vittadini (
tartufo nero pregiato) la mancanza di erba è palese! |
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| Il
tartufo solitamente ha una forma rotondeggiante, la sua scorza esterna viene
denominata peridio, quest'ultimo ha colore e forma ben definite per ogni
specie, anche se detti caratteri identificativi possono avere lievi
variazioni in relazione alla specie della pianta simbionte e delle
peculiarità del terreno.
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Niente paura! Non esistono tartufi velenosi o
mortali ma bisogna fare attenzione a specie che, se ingerite in grandi quantità,
possono causare disturbi gastroenterici, comunque la legge disciplina la
ricerca, la raccolta e la vendita delle specie, riconosciute come commestibili,
queste specie sono facilmente riconoscibili, tra l'altro quelli considerati poco
commestibili emanano un odore nauseabondo, tanto forte che difficilmente si
riesce ad avvicinarli al nostro naso.
L'interno del tartufo
si chiama gleba (polpa), anch' essa varia per colore e forma
in relazione alla specie, con lievi variazioni per le stesse
cause, sopra citate per il peridio.
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Gleba
di un tuber mesentericum Parte del peridio di un tuber
mesentericum
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Nella gleba ci sono minuscoli sacchettini
chiamati aschi.
Gli aschi contengono le spore,
impropriamente chiamati semi, la forma è in relazione alla
specie. |
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Asco e spore
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Le spore hanno una dimensione di alcuni
micron ( millesima parte di un millimetro).
Il
tartufo, se non viene raccolto o se non viene distaccato dai
suoi filamenti nutrizionali prima che diventa saprofita, arriva
alla maturazione, solo in questo momento emana il suo spiccato
profumo.
Non
esiste specie di tartufo che acerbo emani un aroma.
Oltrepassata
la maturazione questo si decompone e le spore, in un certo
periodo dell'anno, qualora percepiscono la presenza di alcui
essudati radicali della pianta simbionte, germinano, i filamenti
iniziano un insegumento, seppur rallentato, all'indirizzo
dell' apice radicale da raggiugere e avvolgere.
La
speranza di incontrare e unirsi alla radice della sua
vita è un processo delicato quanto raro.
La
radice della simbionte deve appartenere ad una piantina di
giovane età, micorrizzazioni naturali su piante adulte
sono rarissime perchè la presenza di miliardi di funghi
inquinanti presenti nel terreno si sono già appropriati
degli apici radicali della simbionte.
La
crescita dei corpi fruttiferi, la loro maturazione e la riproduzione
della specie, varia in relazione alle seguenti circostanze:
specie
di tartufo;
fattori
climatici;
esposizione
della tartufaia;
consistenza
o resistenza del terreno;
condizioni di vita ed età della pianta simbionte;
degrado
ambientale, inquinamento;
presenza
di animali allo stato brado;
presenza
di animali che se ne cibano:
lavoro
andante del terreno;
presenza
di piante arbustive;
sufficiente
aerazione del terreno;
presenza di alcuni batteri cche vivono in simbiosi con il
tartufo;
Altre circostanze ancora sconosciute ai ricercatori universatari.
In
conclusione:
Il
fungo ha bisogno di piogge e siccità moderate così come gli
sbalzi di temperatura.
L'acqua
piovana deve poter defluire e non ristagnare, quindi terreni
permeabili e in lieve pendenza, non esposti a forti venti
e moderatamente soleggiati.
Il
terreno più è soffice e meno resistenza oppone alla crescita
del tubero;
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L'albero se maturo e in buone
condizioni di vita, cede più sostanze
nutritive, se tagliato, la tartufaia
produce, speranzosamente, un altro
anno dopodiché il fungo trova morte.
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La presenza di animali allo stato brado rende
la vegetazione del sottobosco meno asfissiante.
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Alcuni
animali, fungono da veri e propri veicoli delle
spore, i tassi, istrici, cinghiali, volpi, lumache, vermi, insetti, uccelli,
attratti dal profumo se ne cibano, trasportano le spore, inattaccabili dagli
acidi dello stomaco, fino a quando, con i loro escrementi, le rilasciano sul
terreno ove, rimanendo attive per circa due anni, possono, se ci sono le
condizioni ottimali, dare vita a un nuovo fungo ( filamenti) che andranno alla ricerca della
radice di una giovane piantina per legarsi a questa per ricevere le sostanze
utili alla sua vita. |
In foto un riccio
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Le arature profonde, a breve distanza dagli
alberi, recidono la rete dei filamenti del fungo, danneggiandolo, i corpi
fruttiferi per mancanza di sostanze nutritive, marciscono, le loro spore, non
mature, sono inefficaci per la riproduzione della specie. |
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Alcuni tartufai, per estrarre i tartufi,
tra l'altro immaturi, effettuano la lavorazione andante del terreno mediante
l'uso di attrezzi agricoli quali zappe, picconi, pale, ciò non solo
in barba alla già rara specie ma anche alle leggi vigenti, all'ambiente e
agli altri ricercatori. |
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Questi individui, trasgressori, malfattori e
chi più ne ha più ne metta, nell'ignoranza, sicuramente non sanno
che uccidendo la tartufaia dovranno aspettare anni, per vedere un altro
tartufo. Basterebbe alternare la ricerca sulla medesima tartufaia di quattro o
cinque giorni per raccogliere, a maturazione avvenuta, profumatissimi tartufi e
ciò si può ripetere per tutto il periodo di raccolta, fino all'esaurimento della
stessa tartufaia senza provocare danni.
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Alcuni lo sanno ma scavano lo stesso!
La consapevolezza di un guadagno
certo, genera questa coscienza e volontà distruttrice.
La legge vieta la
ricerca e raccolta e la vendita fuori dai periodi indicati, inoltre vieta la
raccolta dei tartufi immaturi o avariati, vieta il lavoro andante del
terreno e l'uso di attrezzi diversi da quelli previsti dalla norma. |
Incontro tra i tartufai con i lori cani e
un rappresentante della Legge in occasione della fiera di Acqualagna
| Di fatto c'è una richiesta di mercato anche dei tartufi immaturi e
degli avariati, per quanto il prezzo possa essere inferiore, è sempre
elevato e questi ricercatori ritengono che vale la pena di scavare, anche rendendosi
conto del danno che procurano alla tartufaia e del vantaggio a carico di chi
glieli acquista, che, verosimilmente, li vende per buoni in creme e
soluzioni varie. |
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Io personalmente, un tartufo immaturo che è
insipido e non profuma, che assomiglia a una zucca amara, non me lo mangio e
nemmeno un tartufo pieno di vermi contenente una poltiglia maleodorante cui
unica ed essenziale funzione è la riproduzione della specie.
Ma alcuni ricercatori, TARTUFI IN QUESTE
CONDIZIONI li raccoglie lo stesso perchè c'è chi glieli acquista!
L'acquirente cosa ci farà con i tartufi
immaturi o maleodoranti?
sicuramente qualcosa ci
farà.............forse salse, creme, patè ecc ecc (CHE SCHIFO!)
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Le piante arbustive, dette anche piante
comari, sembra che incidano sulla crescita e sviluppo del fungo, nulla è
stato provato ma sta di fatto che spesso, per alcune specie di
tartufi, i corpi fruttiferi vengono rinvenuti in grappolo attaccati al fusto
sotterraneo della pianta comare e questi sono spesso di buone
dimensioni.
Le tartufaie di alcune specie, asfissiate
dalla eccessiva presenza di vegetazione spontanea, si esauriscono e cessano
di esistere in breve tempo.
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Le tartufaie impiantate ex novo sembra
che non abbiano dato la resa tanto sperata almeno per quanto riguarda la
specie più pregiata (tuber magnatum Pico o bianco pregiato), nonostante gli
studi posti in essere e l'uso delle ultime tecnologie finalizzate a
riprodurre le condizioni naturali di vita del tartufo.
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Ottimi
risultati sì sono ottenuti sulle altre specie, meno esigenti e sugli
impianti in zone dove la produzione di tartufo esiste già in natura.
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Le
tanto pubblicizzate piantine, dovutamente micorrizate e controllate in laboratorio,
vendute con l'assicurazione di produzione di tartufi e quindi di guadagni
certi, non sembra, verosimilmente aver dato risultati positivi almeno per
quanto riguarda il
tartufo bianco pregiato, ciò si
può desumere dal fatto che se vi era produzione di tartufo con tale sistema,
il pregiato tubero (Tuber magnatum Pico) aveva il costo eguale o inferiore
alle patate!
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Attenzione
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Con impianti di
tuber borchi, aestivum e melanosporum si hanno avuto ottime produzioni in
tartuficoltura e
visto che la richiesta di mercato è ancora cosi alta e i prezzi non hanno
subito alcuna diminuzione, v'invito a valutare la possibilità di fare un
impianto con queste specie!! |
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Se avete dei
terreni idonei, consultate l'argomento tartuficoltura, c'è un esperto che
on line vi dirà gratuitamente se il vostro terreno è idoneo per piantare
broccoli o piantine micorrizzate, logicamente con la specie più idonea alla
vostra situazione, dalle peculiarità del terreno a quella climatica,
espositiva etc , solo così potrete avere maggiori probabilità di
successo. |
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