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Gare di cani da tartufo

Gare di cani da tartufo 2001
Fossombrone
Santa Maria Tiberina
Pietralunga
Ponte Felcino
Ravenna
Vejano
Vejano festa ragazzi-anziani
Vernasca

Gare di cani da tartufo 2002
Vejano
Calestano
Pecorara

Gare di cani da tartufo 2003
Fosso Ghiaia
Bracciano
Campoli Appennino

Gare di cani da tartufo 2004
Pistrino
Cerveteri
Cantalupo in Sabina

Gare di cani da tartufo 2005
Santa Maria Tiberina
Lago Trasimeno
Campoli Appennino
Introdacqua
Pescosolido
Barete

Uscite a tartufi
Uscite a tartufi 2001
01 05 01 tartufo estivo Lazio
28 05 01 tartufo estivo Lazio
28 10 01 tartufo bianco Marche
25 11 01 tartufo bianco Toscana

Uscite a tartufi 2002
Uncinatum sulla neve Lazio
Novembre 02 Bianco pregiato Toscana
Ottobre 02 Bianco pregiato Lazio-Abruzzo
Novembre 02 Bianco pregiato Lazio
Primavera 02 Bianchetto

Uscite a tartufi 2003
16 06 03 tartufo estivo Abruzzo
Tartufo bianchetto Umbria
Tartufo bianco pregiato Lazio
05 05 03 Tartufo estivo Lazio
07 05 03 Tartufo estivo Lazio
28 05 03 Tartufo estivo Lazio
Gennaio 03 Tartufo mesentericum Lazio
Giugno 03 Tartufo estivo Lazio

Uscite a tartufi 2004
Ottobre 04 bianco pregiato Marche
Giugno 04 tartufi estivi Lazio
Agosto 04 tartufi estivi Abruzzo
Ottobre 04 bianco pregiato
Primavera 04 bianchetto
Ottobre 04 bianco pregiato Abruzzo
Marzo bianchetto Lazio
Bianco pregiato Liguria Bianchetto Umbria

Uscite a tartufi 2005
Abruzzo luglio aestivum
Lazio tartufo bianchetto
Toscana tartufo bianchetto
Lazio tartufo bianchetto
Emilia Romagna melanosporum
Lazio mesentericum
Abruzzo mesentericum
Abruzzo melanosporum
Abruzzo agosto aestivum
Lazio ottobre magnatum

Uscite a tartufi 2006
Lazio Bianchetto

 

Il tartufo, cos'è ?

Il tartufo è un fungo ipogeo!

Per fungo è da intendersi l'insieme di molteplici filamenti sottilissimi chiamati ife.

Questi filamenti in un certo periodo dell'anno, se ci sono le condizioni ottimali, producono il loro corpo fruttifero,  il quale, dopo la maturazione, lascerà le sue spore (semi) per la riproduzione della specie.

Questi filamenti (funghi) possono dare vita a corpi fruttiferi superiori (porcino galletto prataiolo) o sotterranei, tartufi, terfezie ecc.

Il corpo fruttifero del tartufo si sviluppa a diverse profondità nel terreno, in prevalenza queste dipendono dalla specie di tartufo visto che alcune specie prediligono terreni rocciosi ed altre terreni più morbidi, profondi e sciolti.

 

Il fungo è micorrizico e cioè il suo seme denominato spora, emette le ife e se queste raggiungono con i suoi filamenti miceliali gli apici radicali nudi della pianta superiore (albero) e riesce  a collegarsi  a questo, avviene, tra i due,uno scambio di sostanze nutrizionali, permettendo al fungo di alimentarsi e quindi di vivere mentre per la pianta superiore si ha ulteriore apporto di sostanze nutritive. 

Uno splendido tuber magnatum Pico

Detto scambio di sostanze viene chiamato simbiosi.

Dalla simbiosi i due  ne traggono beneficio in quanto i filamenti del tartufo cedono all'albero acqua e sali minerali mentre l'albero  cede al fungo ipogeo degli zuccheri che sono per la pianta superiore un surplus della sua produzione.

La simbiosi non è mutualistica in quanto l'albero non ha bisogno del tartufo per vivere mentre il contrario non permette al fungo di vivere a lungo, crescere e dare i suoi corpi fruttiferi.

I rapporti nutrizionali possono avvenire, anche a parecchi metri dalla pianta superiore, spesso anche al di fuori del perimetro della chioma di quest'ultima quindi l'eventuale ricerca del tartufo può estendersi anche a diversi metri (anche m.200) dal fusto o dalla chioma dell'albero.

La zona interessata dai filamenti sotterranei viene denominata Tartufaia.

Il fungo e cioè i filamenti del tartufo, se vi sono le condizioni ottimali, impiega dai quattro ai dodici anni prima di produrre i suoi corpi fruttiferi.

Il tempo di produzione dei corpi fruttiferi è in relazione alla specie di albero e alla specie di tartufo, lievi variazioni temporali sono dovute ad altri fattori, tra cui climatici , le peculiarità del terreno e altri ancora sconosciuti.

La tartufaia può produrre singoli o molteplici corpi fruttiferi e può essere  di una superficie che va da pochi centimetri quadrati a parecchi decine di metri, tartufaie contigue possono interessare zone vastissime.

La tartufaia, per alcune specie di tartufi neri, è facilmente riconoscibile in quanto il fungo emana delle sostanze che limitano o eliminano la crescita della vegetazione sovrastante quindi, la chiazza denominata: bruciata; pianello; cava, ci fa individuare la zona di ricerca.

Notate la mancanza di vegetazione sulla tartufaia di tartufi estivi (tuber aestivum Vitt) dove Chira sta cercando di individuare il tartufo

Nella tartufaia di tuber melanosporum Vittadini ( tartufo nero pregiato) la mancanza di erba è palese!
Il tartufo solitamente ha una forma rotondeggiante, la sua scorza esterna viene denominata peridio, quest'ultimo ha colore e forma ben definite per ogni specie, anche se detti caratteri identificativi possono avere lievi variazioni in relazione alla specie della pianta simbionte  e delle peculiarità del terreno.

Niente paura! Non esistono tartufi velenosi o mortali ma bisogna fare attenzione a specie che, se ingerite in grandi quantità, possono causare disturbi gastroenterici, comunque la legge disciplina la ricerca, la raccolta e la vendita delle specie, riconosciute  come commestibili, queste specie sono facilmente riconoscibili, tra l'altro quelli considerati poco commestibili emanano un odore nauseabondo, tanto forte che difficilmente si riesce ad avvicinarli al nostro naso.

L'interno del tartufo si chiama gleba (polpa), anch' essa varia per colore e forma in relazione alla specie, con lievi variazioni per le stesse cause, sopra citate per il peridio.  

  Gleba di un tuber mesentericum                    Parte del peridio di un tuber mesentericum

Nella gleba ci sono minuscoli sacchettini chiamati aschi.

 Gli aschi contengono le spore, impropriamente chiamati semi, la forma è in relazione alla specie.  

Asco e spore

Le spore hanno una dimensione di alcuni micron ( millesima parte di un millimetro).  

Il tartufo, se non viene raccolto o se non viene distaccato dai suoi filamenti nutrizionali prima che diventa saprofita, arriva alla maturazione, solo in questo momento emana il suo spiccato profumo.

Non esiste specie di tartufo che acerbo emani un aroma.

Oltrepassata la maturazione questo si decompone e le spore, in un certo periodo dell'anno, qualora percepiscono la presenza di alcui essudati radicali della pianta simbionte, germinano, i filamenti iniziano un insegumento, seppur rallentato, all'indirizzo dell' apice radicale da raggiugere e avvolgere.

La speranza di incontrare e unirsi alla radice della sua  vita è un processo delicato quanto raro.

La radice della simbionte deve appartenere ad una piantina di giovane età, micorrizzazioni naturali su piante adulte sono rarissime perchè la presenza di miliardi di funghi inquinanti presenti nel terreno si sono già appropriati degli apici radicali della simbionte.      

La crescita dei corpi fruttiferi, la loro maturazione e la riproduzione della specie, varia in relazione alle seguenti circostanze:

specie di tartufo;

fattori climatici;

esposizione della tartufaia;

consistenza o resistenza del terreno;

condizioni di vita ed età della pianta simbionte;

degrado ambientale, inquinamento;

presenza di animali allo stato brado;

presenza di animali che se ne cibano:

lavoro andante del terreno;

presenza di piante arbustive;

sufficiente aerazione del terreno;

presenza di alcuni batteri cche vivono in simbiosi con il tartufo;

Altre circostanze ancora sconosciute ai ricercatori universatari.

In conclusione:

Il fungo ha bisogno di piogge e siccità moderate così come gli sbalzi di temperatura.

L'acqua piovana deve poter defluire e non ristagnare, quindi terreni permeabili e in lieve pendenza, non esposti a forti venti e moderatamente soleggiati.

Il terreno più è soffice e meno resistenza oppone alla crescita del tubero;  

L'albero se maturo e in buone

 condizioni di vita, cede più sostanze 

nutritive, se tagliato, la tartufaia 

produce, speranzosamente, un altro 

anno dopodiché  il fungo trova morte.

 

        

La presenza di animali allo stato brado rende la vegetazione del sottobosco meno asfissiante.  

Alcuni  animali, fungono da veri e propri veicoli delle spore, i tassi, istrici, cinghiali, volpi, lumache, vermi, insetti, uccelli, attratti dal profumo se ne cibano, trasportano le spore, inattaccabili dagli acidi dello stomaco, fino a quando, con i loro escrementi, le rilasciano sul terreno ove, rimanendo attive per circa due anni, possono, se ci sono le condizioni ottimali, dare vita a un nuovo fungo ( filamenti) che andranno alla ricerca della radice di una giovane piantina per legarsi a questa per ricevere le sostanze utili alla sua vita.  

                              In foto un riccio

Le arature profonde, a breve distanza dagli alberi, recidono la rete dei filamenti del fungo, danneggiandolo, i corpi fruttiferi per mancanza di sostanze nutritive, marciscono, le loro spore, non mature, sono inefficaci per la riproduzione della specie.  

 

Alcuni tartufai, per estrarre i tartufi, tra l'altro immaturi, effettuano la lavorazione andante del terreno mediante l'uso di attrezzi agricoli quali zappe, picconi, pale, ciò non solo in barba alla già rara specie ma anche  alle leggi vigenti, all'ambiente e agli altri ricercatori.  
Questi individui, trasgressori, malfattori e chi più ne ha più ne metta,  nell'ignoranza,  sicuramente non sanno che  uccidendo la tartufaia dovranno aspettare anni, per vedere un altro tartufo.  Basterebbe alternare la ricerca sulla medesima tartufaia di quattro o cinque giorni per raccogliere, a maturazione avvenuta, profumatissimi tartufi e ciò si può ripetere per tutto il periodo di raccolta, fino all'esaurimento della stessa  tartufaia senza provocare danni.

Alcuni lo sanno ma scavano lo stesso!

 La consapevolezza di un guadagno certo, genera questa coscienza e volontà distruttrice.

La legge vieta la ricerca e raccolta e la vendita fuori dai periodi indicati, inoltre vieta la raccolta dei tartufi immaturi o avariati, vieta il lavoro andante del terreno e l'uso di attrezzi diversi da quelli previsti dalla norma. 

Incontro tra i tartufai con i lori cani e un rappresentante della Legge in occasione della fiera di Acqualagna

Di fatto c'è una richiesta di mercato anche dei tartufi immaturi e degli avariati, per quanto il prezzo possa essere inferiore, è sempre elevato e questi  ricercatori ritengono che vale la pena di scavare,  anche  rendendosi conto del danno che procurano alla tartufaia e del vantaggio a carico di chi glieli acquista, che, verosimilmente, li vende per buoni in creme e soluzioni varie.  

Io personalmente, un tartufo immaturo che è insipido e non profuma, che assomiglia a una zucca amara, non me lo mangio e nemmeno un tartufo pieno di vermi contenente una poltiglia maleodorante cui unica ed essenziale funzione è la riproduzione della specie.

Ma alcuni ricercatori, TARTUFI IN QUESTE CONDIZIONI  li raccoglie lo stesso perchè c'è chi glieli acquista!

L'acquirente cosa ci farà con i tartufi immaturi o maleodoranti?

 sicuramente qualcosa ci farà.............forse salse, creme, patè ecc ecc (CHE SCHIFO!)

Le piante arbustive, dette anche piante comari, sembra che incidano sulla crescita e sviluppo del fungo, nulla è stato provato ma sta di fatto che spesso, per  alcune specie di tartufi, i corpi fruttiferi vengono rinvenuti in grappolo attaccati al fusto sotterraneo della pianta comare e questi sono spesso di buone dimensioni.

Le tartufaie di alcune specie, asfissiate dalla eccessiva presenza di vegetazione spontanea, si esauriscono e cessano di esistere in breve tempo.

Le tartufaie impiantate ex novo sembra che non abbiano  dato la  resa tanto sperata almeno per quanto riguarda la specie più pregiata (tuber magnatum Pico o bianco pregiato), nonostante gli studi  posti in essere e l'uso delle ultime tecnologie finalizzate a riprodurre le condizioni naturali di vita del tartufo.

Ottimi risultati sì sono ottenuti sulle altre specie, meno esigenti e sugli impianti in zone  dove la produzione di tartufo esiste già in natura.
Le tanto pubblicizzate piantine, dovutamente micorrizate e controllate in laboratorio, vendute con l'assicurazione di produzione di tartufi e quindi di guadagni certi, non sembra, verosimilmente aver dato risultati positivi almeno per quanto riguarda il tartufo bianco pregiato, ciò si può desumere dal fatto che se vi era produzione di tartufo con tale sistema, il pregiato tubero (Tuber magnatum Pico) aveva il costo eguale o inferiore alle patate!

Attenzione

Con impianti di tuber borchi, aestivum e melanosporum si hanno avuto ottime produzioni in tartuficoltura e visto che la richiesta di mercato è ancora cosi alta e i prezzi non hanno subito alcuna diminuzione, v'invito a valutare la possibilità di fare un impianto con queste specie!!

Se avete dei terreni idonei,  consultate l'argomento tartuficoltura, c'è un esperto che on line vi dirà gratuitamente se il vostro terreno è idoneo per piantare broccoli o  piantine micorrizzate, logicamente con la specie più idonea alla vostra situazione, dalle peculiarità del terreno a quella climatica, espositiva etc , solo così potrete avere maggiori probabilità di successo.

Maurizio Ceccucci


Museruole, vanghetti e tutto il necessario per la ricerca e l'addestramento del cane da tartufo