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Per i tartufai più navigati

Perchè andare in esplorazione e attrezzatura necessaria

Difficilmente i tartufai navigati nel periodo di raccolta vanno in esplorazione, si limitano sempre alle solite battute conosciute, spesso molto frequentate.

Trovare invece, anche se piccole zone o addirittura singoli alberi produttivi fuori dalle usuali battute, visto che vi sarà meno o assenza di concorrenza, può risultare molto proficuo, visto che è la somma che fa il totale!

In particolar modo per la ricerca del tartufo bianco pregiato.

La perlustrazione di nuovi areali di certo fa perdere del tempo che va sottratto alle escursioni in battute di cui siamo certi che potenzialmente qualcosa avremmo potuto cavare.

Chi se la sente di osare perchè ha occhio per i suoli e la vegetazione e non per ultimo per aver espletato una buona attività di indagine per la presenza in loco anche di un singolo tartufaio, può mettersi alla prova.

Di fatto se ci sono zone con molta concorrenza, ci sono anche zone ove ce n'è poca e prima che diventi di domino pubblico tra i tartufai è bene individuarla e batterla per raccogliere i tartufi che la natura di quel luogo offre.

Innanzi tutto c'è da fare uno studio cartografico mediante google earth sulla zona che vogliamo ispezionare, qualora non trattasi di zone già conosciute di cui allargare la perlustrazione.

Vi dico ciò perchè ho notato dalla sezione NOS GPS che in alcun areali, seppur monitorati da tempo, le nuove cave individuate dai nos della squadra sono aumentate, ma non a macchia d'olio, questo perchè il perlustratore giustamente, prima controlla le cave individuate, poi se ha tempo allunga e non allarga il suo giro per individuandone delle altre.

C''è da dire che spesso la battuta di pico non ha una forma circolare, ma spesso sono strette e lunga ( direzione del fossetto), quindi pressochè rettilinee, anche se sinuose e con vari diramazioni, le nuove cave, rilevate dalla traccia dei nos delle varie squadre, risultano essere quasi sempre oltre l'estremo finale e difficilmente ai lati.

E' pur vero che la maggiore produzione si ha nei luoghi che raccolgono acqua o che rimangono umidi ma è provato che in molte zone vi sono state cavate anche al di fuori della battuta, nei campi o scarpate ascendenti limitrofe, che pochi perlustrano.

Faccio un accenno con ciò che ho costatato in una zona nos gps, è solo uno dei molti esempi che potrei fare:

Nella zona "omissis" di tartufo bianco pregiato, comunicata da un locale, quindi ben conosciuta dallo stesso da anni, si è partiti con l'imput e un primo perlustratore assegnato alla squadra, seguendo le indicazioni ha percorso alla sua prima uscita la battuta, forando più volte e segnalando nuove cave, una cinquantina.

Nelle stesso giorno, all'insaputa tra i due nos, ci è andato il secondo perlustratore assegnato che, vedendo il posto macchina occupato, si è portato più avanti di circa 800 metri e da li si è inoltrato puntando con il gps la zona segnalata.

Ebbene durante il tragitto ha forato diverse volte fuori dalla battuta, anche lui una cinquantina di buche.

Comunicato l'aggiornamento all' imput, questi alla vista delle forate del secondo nos mi ha scritto che non sapeva della produttività laterale nonostante era una zona che batteva da anni ( è un semi professionsta).

Questo è accaduto anche per altre zone, io mi rendo conto perchè vedo dagli aggiornamenti le tracce e le posizioni delle cave individuate e comunicate dai vari perlustratori.

Insomma, spesso, pur di cavare, siamo soliti fare come i somari, percorrere sempre la stessa strada!

Siamo portati a non lasciare la vecchia strada perchè spesso la nuova ci fa perdere tempo e non si buca.

Di fatto, ed io lo posso dire per esperienza personale, se si riesce ad individuare anche una singola pianta produttiva fuori dalla battuta frequentata da altri, i tartufi che questa potrà produrre per tutta la stagione, saranno tutti nostri e se ci muoveremo con circospezione, senza lasciare tracce o farci vedere, lo sarà nel tempo.

Anche chi è convinto che i tartufi bianchi non fanno in luoghi asfissianti sbaglia di grosso, ho trovato tartufi sotto coltri di rovi impenetrabili o altra vegetazione incolta e insormontabile!

Sicuramente ci vorra tempo, coraggio e attrezzatura idonea per ispezionare certi luoghi così remoti e abbandonati alla natura, con vegetazione intricata e invalicabile, ma se si trova l'abero giusto......ne sarà valsa la pena e ci ripagherà della fatica e del tempo perduto.

Oltre al gps e al consuetudinario occorrente, quanto segue è da aggiungere per chi decide di dedicare del tempo alla perlustrazione di nuovi luoghi.

Questo è un macete o roncola, strumento indispensabile per farci largo tra la vegetazione più fitta.

Mai lasciare traccia del passaggio, quindi i tagli vanno fatti solo dopo effettuato un accesso senza tagliare nulla.

In pratica da fuori, il passante non deve vedere nulla, quindi ci faremo largo e prepareremo il sentiero solo dopo essere entrati nella vegetazione.

Il taglio affilatissimo della roncola viene coperto da una protezione, questo per evitare che quando lo abbiamo nella borsa, infilando le mani, ci possa lesionare.

 

 

 

Un buon coltello è sempre da portare, è preferibile a lama fissa, molto resistente e tagliente.
Le forbici da potatura sono necessarie sia per tagliare rovi alla base e in alto, cosa che con il macete è difficile da fare senza rischiare che il rovo, nel rimbalzo, possa con le spine lesionarci il viso o altre parti del corpo.
Le forbici da potatura sono anche utilissime per l'escavazione del tartufo bianco, spesso capita che alcuni carpofori sono letteralmente stretti da una miriade di radici, logicamente taglieremo solo quelle che saranno di ostacolo all' estrazione del tartufo.

Non vi è migliore equipaggiamento di questi cosciali in cuoio!

Si attaccano ai passanti dei pantaloni e ci avvolgono vita, cosce e gambe, fino a coprire gli scarponi.

Visto lo spessore e la resistenza del cuoio nessuno spino ci ferirà, passeremo come dei caterpillar in ogni dove senza riportare alcuna puntura o lacerazione ai pantaloni e al corpo.

Un paio di guanti di materiale efficace, la protezione delle mani è determinante, in particolare quando si brandisce la roncola o macete per recidere i rovi o gli arbusti, spessi spinosi , che ci ostacolano il passaggio.
A volte quando a livello suolo è meno aspfissiante, è conveniente camminare al passo del leopardo anziche tagliare gli arbusti, in tal caso un cappello con paraorecchie è utilissimo!

Arrivare dove altri non arrivano, per mancata esperienza, attrezzatura, coraggio e audacia, spesso fa la differenza...

Parola di Mau!