|

Tuber X FILE,
questo mondo profumato ma ancora da scoprire
Identifichiamoli
insieme..................grazie ad un esperto studioso!
ll mondo
del microscopio e del DNA 
Premessa e come
funziona questo servizio gratuito per tutti!
Purtroppo,
come già sapete, i vari testi in commercio parlano di tartufi
e terfezie in modo testuale e difficilmente riportano a fianco della
descrizione una foto per far si che i neofiti, me compreso,
possano sapere con certezza il nome e le caratteristiche peculiari
dei tartufi "strani"da noi rinvenuti durante le varie
escursioni alla ricerca di tuber commestibili .
Grazie
alla cortese collaborazione dello studioso e ricercatore micologo,
Dott. Marco Morara, questo spazio merita sicuramente
molta attenzione da parte di tutti noi, quindi sarà seguito costantemente,
aumentato e corredato con giusti ed opportuni approfondimenti da
parte di tutti.
Leggete quanto segue
e, se volete aumentare il vostro bagaglio culturale sulle varie
specie di tuber, mandate a questo sito le foto dei tartufi per una
più sicura identificazione! Ecco
un minimo di istruzioni esplicative da seguire:
Le foto dovranno
essere ben visibili, devono raffigurare il tartufo intero e al taglio,
descrivete nella e-mail, il profumo ( anche empiricamente, esempio:
gradevole, sgradevole, maleodorante, sembra...di farina...di acido....varecchina
ecc ecc)
Indicate anche il
luogo di ritrovamento, (regione provincia montagna collina valle
ecc), se possibile, anche se approssimata, l'altitudine, il
tipo di terreno, la temperatura, inclinazione anche empirica della
tartufaia ( esempio: circa 15°), esposizione ( esempio: sud....sud-ovest
,regolatevi con il sole) quali piante superiori erano presenti
nella zona circostante (alberi, arbusti, erbe ecc.), insomma
più indicazioni fornite meglio sarà!
Istruzioni importanti:
I tartufi da identificare,
dovranno possibilmente:
1) essere tenuti
separati dagli altri (ma se ciò non avviene non fa nulla);
2)essere maturi (ma
se così non fosse........... pazienza, ci proveremo lo stesso);
3)Una parte del tartufo
(una piccola fettina di pochi grammi), affinchè vi sia la possibilità
di analisi e quindi addivenire, a completamento dell'indagine, alla
sicura identificazione del tuber, per completare la scheda, potrà
essere inviata all'indirizzo in calce alla pagina.
In pratica:
Per l'analisi
microscopica sporale (semi), e' preferibile che nella busta da inviare,
preferibilmente in posta prioritaria (per evitare che i lunghi tempi
di recapito alterino il campione), vi sia indicato il vostro
nome e il riferimento al sito (es:
www.trovatartufi.com ricercatore Flavio della Toscana),
in tale modo si avrà un collegamento tra foto che avete inviato
al sito e che io provvederò a pubblicare e il risultato delle analisi
che mi perverranno.
Appena il Dott. Morara
mi comunicherà l'esito dello studio, aggiornerò lo spazio riservato
alle foto da voi inviate, con il nome e tutte le altre caratteristiche
del tartufo identificato! 
QUINDI RIEPILOGANDO
E CONCLUDENDO:
Se trovate dei tartufi
"particolari" mandatemi la loro foto, grazie ad un grande
esperto a cui potete mandare un campione di pochi grammi, cercheremo
tutti insieme di dargli il loro giusto nome.
Alla fine avremo
tutte le schede che per completezza integreremo anche con i nomi
"volgari" che ognuno di noi, dalle Alpi alla Sicilia,
solitamente utilizza al loro ritrovamento.
Quindi anche
coloro che non mandano foto e/o campioni da analizzare, sono invitati
a vedere le schede già pubblicate e a mandare una e-mail per
comunicare anche solo i nomi volgari dei tuber (esempio: foto
3 caciola, rapone, trifola dei maiali, russo, ecc ecc)
Seguono tre esempi:
Foto
1
La foto è ben
fatta, anche se è preferibile farla a ogni singolo tartufo anzichè
due, mancano le notizie basilari e non è stato inviato alcun campione
per l'analisi.
L'identificazione
certa è da ritenersi difficoltosa anche se poteva destare interesse
scientifico e di monitoraggio statistico sul luogo del ritrovamento
dei tuber
Foto mandata
da Flavio, ritrovamento in terra Toscana.
Considerazioni
di Maurizio:
La foto è perfetta,
mancano altri dettagli, non è stato mandato alcun campione per l'analisi
quindi solo in base all'esperienza di esperti possiamo pronunciarci,
anche se empiricamente.
Notizie pervenute:
Un utente ci prova..........
"Maurizio Ciao,
per me è un paradoxa monospora
Matt.
facci sapere.
Ciao da sipincon"(ciao
sipicon, grazie ma il dubbio ci rimane!)
Sappiate che solo
con l'analisi microscopica sporale (semi del tartufo) e se necessario,
l'esame biomolecolare ( rilievo del DNA), si è sicuri della identificazione!
Tenete conto che
vi sono tuber rarissimi in Italia; Tenete
conto che alcuni sono stati trovati solo in alcune regioni;
Foto sopra: Spora di tuber magnatum Pico
Tenete conto che
nessuno può escludere che vi siano tartufi non catalogati dai
studiosi ricercatori!Il terzo e ultimo esempio, grazie alla
completezza delle informazioni rese dal "CAVATORE" e delle
analisi del campione, è stato possibile identificare con certezza
questo tuber RARISSIMO rinvenuto casualmente in terra Toscana. Leggete
quanto segue per sapere di cosa si tratta!
Dott. Marco Morara
Pyrenogaster
pityophilus
rarissimo fungo ipogeo, di cui
ti invio la scheda scientifica del primo ritrovamento italiano.
G.
Venturella, A. Saitta, M. Morara & A. Zambonelli
Pyrenogaster
pityophilus (Geastraceae),
a new record from Sicily
Abstract
Venturella,
G., Saitta, A., Morara, M. & Zambonelli, A.: Pyrenogaster
pityophilus (Geastraceae), a new record from Sicily.
- Fl. Medit.xxxx: xxxxx. 2004
- ISSN 1120-4052.
Pyrenogaster pityophilus
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX.
Introduction
Pyrenogaster pityophilus
G. Malençon et L.
Riousset, raro gasteromicete ipogeo a comparsa primaverile, è
considerato una specie strettamente legata all'ambiente mediterraneo.
Malençon &. Riousset (1977), a seguito del primo ritrovamento
di P. pityophilus sul litorale sabbioso di Gard nel territorio
di Aigues-Mortes (Francia), in una pineta a Pinus pinea
L., ne descrivono i caratteri morfologici ed embriologici.
P. pityophilus
è un gasteromicete ipogeo caratterizzato da una gleba divisa in
peridioli neri ed induriti e da basidi tubulosi che si accrescono
in epibasidi filiformi. Malençon &. Riousset (1977) evidenziano
le affinità tra questo taxon e Radiigera atrogleba Zeller,
recentemente segnalato per la prima volta in Sicilia da Venturella
& al. (in press.). Successivamente Montecchi & Sarasini
(2000) segnalano il primo ritrovamento di P. pityophilus
in Italia ad Oristano (Sardegna ) in un bosco misto a P. pinaster
e P. pinea su
suolo sabbioso.
Nell'ambito del
censimento dei macrofunghi del territorio siciliano ed in particolare
dei funghi ipogei un team di ricerca con cani addestrati ha individuato
una nuova stazione di P. pityophilus in Sicilia che, oltre
a rappresentare la prima segnalazione per la regione, costituisce
il secondo ritrovamento in Italia ed il terzo in tutta Europa.
Pyrenogaster pityophilus
G. Malençon
et L. Riousset in Bull. Soc. Myc. Fr., t. 93, fasc. 3: 289-309.
1977.
Sicily: Palermo,
Mandria Zarcati, mixed wood of P. halepensis, P. pinea,
Cupressus sempervirens, E. camaldulensis. 14 Apr
2004, Morara & Saitta (PAL).
Basidioma ipogeo, da sferico a ellissoidale, duro-elastico, 18-25
mm di diametro, biancastro, all'area o al tocco virante al rosa,
superficie asciutta da cotonosa a feltrata, con guaina miceliare
membranosa e soffice, collegata con rizomorfe
da biancastre a giallastre.
Esoperidio maturo irregolarmente a stella, a due strati, da bianco
a rosa, spesso 1,2-2 mm, formato due strati di cui il più interno,
prevalente, a struttura pseudoparenchimatica
(fig.1) . Endoperidio molle, membranoso, brunastro chiaro,
appressato o facilmente staccabile. Pseudocolumella basale, tenace,
bianca, più o meno sferica, matura in dissoluzione. Gleba suddivisa
in 150-200 peridioli relativamente duri, neri, conici o strettamente
piramidali, non concresciuti tra loro (3 x 1,5 mm), partenti a
raggio dalla punta della pseudocolumella e conservati dall'endoperidio
dopo la dissoluzione della columella; prima vuota poi piena di
spore ed infine dissolta. Capillizio separato in ogni peridiolo,
non suddiviso comunemente nel basidioma lungo fino a 2 mm e largo
2.5-6 μm, senza setti ma sovente alla base con protuberanze
allungate ed aculeate, bruno, liscio, parete spessa 1 μm.
Ife dei peridioli con giunti a fibbia. Basidi strettamente cilindrici,
con giunto a fibbia basale 35-40 x 3-4 μm, sviluppato all'apice
in un epibasidio tubolare, sottile, diametro 1-1.5 μm, allargato
in punta a 3-4 μm, che può allungarsi fino a 150 μm
e più. Sterigmi da 2-8, generalmente 3-5, digitaliformi, 3-5x
0.5-0.6 μm. Spore di colore
bruno, lisce da sferiche a largamente ellissoidali, 6-9 x 5- 7
μm (figg. 2 e 3), le quali per un processo di post- maturazione
si ricoprono verruche tondeggianti o appiattite, non collegate
tra loro (Malençon &. Riousset , 1977
P. pityophilus
è stato raccolto in Sicilia in primavera all'interno di un rimboschimento
misto a conifere ed eucalitto ad una quota di 500 m s.l.m. su
litosuoli calcarei. Si tratta quindi del primo ritrovamento in
Europa in habitat diverso da litorali sabbiosi o da suoli a tessitura
sabbiosa ed a quote superiori a quelle del livello del mare.
A voucher
specimen is kept in the herbarium of the Botanical Garden of Palermo
(PAL) and in
the herbarium of the Mycology Center of Bologna (CMI. UNIBO n..2433)
Acknowledgements
This study
was supported with the financial support of Assessorato Agricoltura
e Foreste della Regione Siciliana. Programma interregionale
6/E "Progetto per lo sviluppo della tartuficoltura in Sicilia".
References
Malençon G. &
Riousset L. 1977. Pyrenogaster pityophilus G. Malençon
et L. Riousset, nouveau genre et nouvelle espèce de gastéromycète
(Geastraceae) . ― Bull. Soc. Myc. Fr.
93(3): 289-309.
Montecchi, A. & Sarasini, M.
2000. Funghi ipogei d'Europa. ― Associazione Micologica
Bresadola, Fondazione Centro Studi Micologici Trento. 714 pp.
Venturella, G., Saitta, A., Sarasini,
M., Montecchi A., & Gori, L. in press. Contribution
to the knowledge of hypogeous fungi from Sicily (southern
Italy). ― Fl. Medit XXXXXXXX.
Adrresses of
authors:
G. Venturella, Dipartimento di
Scienze Botaniche, Università degli Studi di Palermo, Via Archirafi
38, I-90123 Palermo (Italy). email:
gvent@unipa.it
A. Saitta, Dipartimento di Scienze
Botaniche, Università degli Studi di Palermo, Via Archirafi 38,
I-90123 Palermo (Italy).
M. Morara,
Dipartimento di Protezione e Valorizzazione Agroalimentare, via
Fanin 46, 40127 Bologna (Italy)
A.
Zambonelli,
Dipartimento di Protezione e Valorizzazione Agroalimentare, via
Fanin 46, 40127 Bologna (Italy)
). email: zambonel@agrsci.unibo.it
Fig. 1 Esoperidio di Pyrenogaster
pityophilus. Barra = 20mm

Fig. 2 Spore di Pyrenogaster
pityophilus. Barra = 10mm
Fig.
3 Sezione di un peridiolo di Pyrenogaster pityophilus
Invito tutti i soci e
gli appassionati visitatori a visionare le altre schede dedicate
alle foto dei tuber da voi inviate e a collaborare per aumentare
la cultura di tutti noi, per la ricerca del tartufo e di tutti
i suoi segreti!
Aspetto le Vostre foto e descrizioni,
mandate il campione in posta prioritaria all'indirizzo riportato
in calce a questa pagina, solo in questo modo e solo su
questo sito avrete la risposta identificativa di tutto ciò che
il cane vi segnala!
Attenzione:
Se i campioni, le foto e quant'altro
scaturiranno una identificazione di tuber particolarmente rari
o interessanti, previa segnalazione dell'esperto, questa Associazione
Telematica Tartufai Italiani, invierà a ricercatore un omaggio,quale:
1) Se ancora non socio,
la password per la zona riservata per l'anno in corso;
2)Se già socio,
un omaggio a sorpresa con spese
di spedizione a carico di questa Associazione Telematica Tartufai
Italiani.
Tutti insieme possiamo monitorare
tantissimo territorio, aiutando così la scienza e quindi
noi stessi!
Ecco dove
mandare i campioni dei tartufi da identificare, potete anche prendere
contatti telefonici!
Segue lettera
di cortese disponibilità di collaborazione dell'esperto
Ciao Maurizio, per essere
certo dovrei poter esaminare, per questo o per futuri altri esemplari, un
frammento o una fettina (anche piccolo, meno di un grammo) di
fungo fresco o secco, comprendente sia il perìdio (esterno) che
la gleba (interno), che potrebbe essermi spedito a:
piazza
Caduti di S.Ruffillo, 10
(casa:
051.474396, cell. 3483033691).
Con
la presente, ti autorizzo a comunicare il mio indirizzo
e telefoni a chi volesse inviarmi campioni da determinare.
|