sono Pino, tornato oggi dalla Sardegna, dopo aver visitato la
prima e più
importante tartufaia coltivata dell'isola.
L'impianto, che occupa una sup. di 26 Ha con
12.000 piante a dimora, si trova a Ortacesus in provincia di Cagliari ed è parte
integrante di una delle più importanti aziende agricole della Sardegna.
La TREXENTA S.p.A. occupa un comprensorio di
540 Ha, in gran parte utilizzato nella produzione di mais e foraggiere destinati
all'alimentazione delle circa 1.500 bovine da latte, mucche e bufale.
Il latte prodotto viene trasformato in ottimi
formaggi e mozzarelle, presso il caseificio aziendale.
Un altro comparto importante dell'azienda è
l'allevamento degli struzzi, sia da carne che da riproduzione, con i suoi 5.000
capi è sicuramente tra i leader a livello nazionale.
L'impianto, messo a dimora
nell'inverno 93/94, è costituito da Pino
Domestico e Roverella micorrizate con Tuber Borchii su un sesto di mt 5x4.
I primi tartufi sono stati
raccolti nella primavera del 99, a cinque
anni dalla messa a dimora, alcuni di pezzatura notevole, tra cui uno
di gr.370, un inizio di produzione davvero promettente.
26 Ha e 12.000 piante a
dimora, grandioso!!
Sono stato contattato dal Sig. Giancarlo
Laconi, responsabile tecnico della TREXENTA, il
quale mi invitava, nella duplice veste di tecnico in tartuficoltura e
allevatore di cani da tartufo, a recarmi presso l'azienda con un cane di provate
capacità.
Il motivo del mio ingaggio era duplice:
1) verificare la presenza di tartufi in fase di maturazione
2) preparare un piano d'interventi colturali per l'anno in corso:
sfalcio, pacciamature, potature,lavorazioni del suolo, soccorsi idrici
e quant'altro fosse stato necessario per una buona conduzione
dell'impianto.
Sarei dovuto partire con Renzo, un amico,
al quale ho passato oltreche la malattia per i tartufi anche diversi cani compreso Pepe.
Un Lagotto di tre anni, piccolo di taglia, ottimo naso e gran lavoratore su
tutti i tartufi, già da cucciolone, al quale Renzo, grazie ad un
addestramento costante, è riuscito a comunicare una passione particolare per
il bianchetto.
All'ultimo minuto Renzo è trattenuto da problemi di famiglia, (leggi:
capelli color rame e un carattere di ferro, che lo inchiodano alle sue
responsabilità di padre e forse di marito),così partiamo solo io e Pepe.
Dopo quattordici ore di viaggio arriviamo ad
Ortacesus e il Sig. Laconi mi accompagna a vedere la tartufaia, strada facendo
apprendo che ne ha curato personalmente la conduzione, dalla preparazione del
terreno preimpianto agli ultimi interventi di potatura.
Ti allego qualche foto scattata sul posto,
così ti puoi fare un'idea.
L'impianto è stato realizzato con Pino
Domestico alternato a 4 mt a Roverella lasciando 5 mt tra le file, come puoi
vedere dalle foto il Pino ha avuto uno sviluppo vegetativo notevole, al
contrario delle Roverelle di cui una buona percentuale ha un portamento
cespuglioso.
Il pascolo abusivo danneggia
la giovane roverella.
Ho avuto modo di scoprire, nei giorni
seguenti,quanto le pecore sarde apprezzino i germogli di Roverella, uno dei
problemi da risolvere è il pascolo abusivo.
Ospitati presso la foresteria dell'azienda la mattina successiva io e Pepe,
di buon ora siamo in azione.
Decido di fare una passata ogni tre filari, confidando nel fatto che Pepe
lavora molto a vento e c'è una brezza leggera, dopo quattro ore il raccolto
consiste in pochi bianchetti di cui alcuni già verminosi. Mentre giro
comincio a focalizzare alcuni problemi ai quali bisognerà
porre rimedio:
- il terreno è stato compattato negli anni precedenti dal passaggio di
pesanti trattori gommati che trainavano la botte per il soccorso idrico;
- si notano,alla base delle piante, dei residui di pacciamature non
rimosse;
- il suolo è asfittico, c'è una crosta superficiale molto dura,percorsa da
crepe che la dicono lunga rispetto all'andamento delle precipitazioni negli
ultimi mesi;
- mi rendo conto del
fatto che i pochi tartufi trovati da Pepe si trovavano tutti vicinissimi al
tronco sotto un leggero strato di breccino, apportato all'atto della messa a
dimora.
Mentre il terreno è in generale povero di
scheletro.
Pepe e il tuber borchi!
I due "grandi" insieme!
A questo punto torniamo in
azienda e riferisco le mie impressioni chiedendo
se è possibile fare un campionamento del suolo.
Dopo mezz'ora sono nuovamente sulla tartufaia, in compagnia di Alessandro
Schirru, un giovane Perito agrario dipendente della TREXENTA, che mi aiuta a
prendere dieci campioni di suolo e mi accompagna presso un laboratorio di
analisi di fiducia dell'azienda.
La mattina seguente il laboratorio con un fax conferma l'idea che mi ero
fatto: su dieci campioni analizzati in cinque il Calcare è assente, in due è
presente a livello di tracce, in tre è presente in
percentuali modeste.
A questo punto per avere un quadro
ancora più chiaro avrei bisogno di informazioni sul T. Borchii naturale e del
suo andamento stagionale naturalmente in Sardegna.
Mi viene in aiuto il Dott. Gregori, del Centro di Ricerche di S.Angelo in Vado,
in passato aveva fatto delle ricerche sul tartufo autoctono Sardo, a queste
ricerche aveva partecipato, un ufficiale
del Corpo Forestale di Cagliari, il Dott. Michele Puxeddu.
Contatto il Dott. Puxeddu al
telefono e la mattina dopo......stiamo a bianchetti in un bosco di Lecci,
poco lontano da Ortacesus, ma tartufi niente.Mi spiega che in quel bosco ha
sempre trovato dei bianchetti, ma quest'anno niente tanto che cominciava a
diffidare del suo cane.
Alla fine conveniamo che la mancanza di tartufi era da attribuire alle
scarse precipitazioni degli ultimi mesi. Ci salutiamo, dopo un paio d'ore,
con l'intento di spedirci reciprocamente materiale
su cani e tartufi, naturalmente dopo averlo invitato a visitare il tuo sito.
Passo la serata a scrivere una
relazione per il Sig. Laconi,
specificando nei tempi e nei modi tutte le operazioni colturali
da effettuare nei prossimi mesi.
La mattina seguente, salutiamo tutti e torniamo a casa, ma prima riesco a
farmi dare dal Sig. Laconi una foto, gelosamente custodita, che lo ritrae
con il suo primo T. Borchii COLTIVATO in terra di Sardegna.
Un caro saluto.
Giancarlo Laconi
Risposta
TREXENTA può essere
giustamente orgogliosa dell'impianto che ha costituito in Sardegna.
L'ambiente è veramente
paradisiaco ed i risultati conseguiti soddisfacenti.
Anche questa esperienza ci
dimostra che la passione, il desiderio di impegnarsi seriamente nel naturale,
uniti alla tua professionalità sono la carta vincente per ottenere nel tempo
eccellenti risultati.
Infatti non basta avere un
appezzamento di terreno e fondi per l'acquisto di piante micorizzate per avere
la certezza di risultati, come già ho avuto più volte occasione di sostenere,
fondamentale è l'analisi del terreno per la verifica dei contenuti,
l'eventuale inserimento di integratori e la sicurezza di avere, nel tempo,
l'assistenza continua di tecnici specializzati.
Grazie sia della tua opera di
tecnico tartuficoltore, continua a renderci partecipe delle
tue esperienze di lavoro, in questo modo riusciremo a "rubarti"
qualche nozione sulla tenuta delle tartufaie.
Invito tutti coloro che sono interessati
alla tartuficoltura a visitare questo nuovo spazio web dell'associazione,
dedicato alla coltivazione del tartufo.
Con questo sito si diffondono informazioni corrette su questo
mondo, utili non solo per costituire un impianto tartufigeno
senza incorrere in grossolani errori già in partenza,
ma anche per non incappare in eventuali e potenziali truffatori.
Grazie ai vari collaboratori, tecnici tartuficoltori, ricercatori
universitari etc, avrete la risposta gratuita e diretta
sui quesiti posti, logicamente senza alcun impegno da Vostra,
noi fare i l possibile per risponderVi quanto prima!